La continuità nell’ombra
Fixin non ha mai avuto bisogno di proclamarsi.
La sua storia è antica, ma non spettacolare.
È una storia di continuità.
Le prime tracce viticole risalgono all’epoca medievale, quando le comunità monastiche iniziarono a lavorare le colline calcaree che oggi definiscono il carattere del villaggio. Furono loro a comprendere che quei suoli pietrosi e meno generosi non producevano vini facili, ma vini strutturati, capaci di reggere il tempo.
Il Clos de la Perrière ne è il simbolo più evidente: un clos murato che custodisce secoli di lavoro e rappresenta uno dei cuori storici della denominazione.
Nel 1936, con la nascita delle Appellations d’Origine Contrôlée, Fixin ottenne la propria AOC. Tuttavia, la sua posizione geografica — tra Marsannay e Gevrey-Chambertin — lo condannò a una visibilità limitata. I grandi nomi erano poco più a sud.
Fixin rimase in ombra.
Ma l’ombra, qui, non è debolezza.
È severità.
Nel corso del XX secolo e soprattutto negli ultimi decenni, una nuova generazione di produttori ha riportato l’attenzione su questo villaggio, dimostrando che la sua struttura minerale e la sua trama tannica compatta non sono difetti, ma identità.
Fixin non ha mai cercato di essere Vosne.
Non ha mai cercato di essere Gevrey.
È rimasto sé stesso.
E in Borgogna, restare sé stessi è spesso la forma più alta di coerenza.
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