La storia dei Produttori del Barbaresco è una delle vicende più significative della viticoltura italiana, perché dimostra come un territorio possa affermarsi grazie a una visione collettiva.
Le radici affondano nel 1894, quando Domizio Cavazza , allora direttore della Scuola Enologica di Alba, fonda la prima cantina sociale del Barbaresco. Cavazza intuisce che il Nebbiolo di queste colline possiede un'identità propria e che i piccoli viticoltori, unendosi, possono valorizzarlo meglio.
Quella prima esperienza però si interrompe dopo la sua morte nel 1913 e le difficoltà economiche del periodo.
L'idea rinasce nel 1958 grazie a Don Fiorino Marengo , parroco di Barbaresco, che convince diciannove viticoltori del paese a riunirsi in cooperativa. Nascono così i Produttori del Barbaresco , con un obiettivo semplice ma rivoluzionario: vinificare insieme le uve dei soci per produrre un Barbaresco autentico, rappresentativo del territorio.
Negli anni Sessanta e Settanta la cooperativa cresce e si afferma come una delle realtà più serie e coerente delle Langhe. La filosofia è chiara: nessuna scorciatoia stilistica, nessuna concessione alla moda, ma rispetto rigoroso del Nebbiolo e delle sue colline.
Oggi la cooperativa delibera circa cinquanta famiglie di viticoltori e gestisce oltre cento ettari di vigneti distribuiti nei migliori cru del comune di Barbaresco .
Una delle scelte più importanti è stata quella di vinificare separatamente alcune Menzioni Geografiche Aggiuntive . Nascono così le celebri Riserve dei Produttori del Barbaresco, ognuna espressione di un singolo vigneto:
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Asili
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Rabajà
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Montestefano
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Pajé
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Ovello
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Montefico
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Muncagota
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Pora
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Rio Sordo
Non tutte vengono prodotte ogni anno: escono solo nelle annate ritenute all'altezza.
Questo approccio rende la cantina quasi un laboratorio didattico del Barbaresco, perché permette di comprendere come ogni collina modifica il carattere del Nebbiolo.
Nel panorama mondiale del vino, i Produttori del Barbaresco rappresentano qualcosa di raro: una cooperativa capace di raggiungere livelli qualitativi altissimi senza perdere la propria anima collettiva.
Qui il Barbaresco non è il risultato del lavoro di un singolo vignaiolo.
È la voce di un intero paese. 🍷
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