mercoledì 11 marzo 2026

Gli infernot

 


Gli infernot sono una delle testimonianze più affascinanti della cultura contadina del Monferrato . Si tratta di piccole cantine sotterranee scavate direttamente nella roccia, generalmente nel tufo o nella pietra arenaria , materiali relativamente morbidi che permettono di modellare facilmente gli ambienti.

A differenza delle normali cantine, gli infernot non erano destinati alla vinificazione , ma esclusivamente alla conservazione delle bottiglie . Venivano realizzati sotto le abitazioni o sotto le cascine e raggiunti tramite scale strette o piccoli corridoi scavati nella roccia.

La loro caratteristica principale è la temperatura costante e l'umidità naturale dell'ambiente sotterraneo, condizioni ideali per mantenere il vino nel tempo. All'interno delle pareti venivano spesso scavate nicchie e piccoli ripiani dove venivano disposte le bottiglie, creando vere e proprie architetture del vino.

Ogni infernot era diverso dagli altri. Alcune sono semplici camere sotterranee, altre presentano cunicoli, corridoi e piccole sale decorate con grande cura. Non era raro che le famiglie contadine realizzassero queste cantine nel tempo libero, ampliandole lentamente nel corso degli anni.

Questi spazi non avevano soltanto una funzione pratica. Gli infernot rappresentavano anche un simbolo di prestigioso familiare : conservare il proprio vino significava custodire il lavoro della terra e il patrimonio della famiglia.

Oggi gli infernot sono considerati un elemento unico del paesaggio vitivinicolo piemontese e fanno parte del sito UNESCO “Paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato” , riconosciuto come patrimonio mondiale nel 2014.

Più che semplici cantine, gli infernot raccontano un mondo agricolo fatto di pazienza, lavoro manuale e profondo rispetto per il vino, dove ogni bottiglia custodita rappresentava il risultato di un anno intero di lavoro nelle vigne. 🍷

Autoctono: nascere dalla propria terra

 


Il termine autoctono deriva dal greco antico autóchthōn, formato da autós (sé stesso) e chthōn (terra). Letteralmente significa “nato dalla stessa terra”, cioè originario di un luogo preciso e profondamente legato ad esso.

Nel linguaggio della viticoltura, quando si parla di vitigno autoctono si indica una varietà di vite che si è sviluppata storicamente in un determinato territorio e che, nel corso dei secoli, si è adattata al suo ambiente naturale e culturale. Non si tratta semplicemente di una pianta coltivata in una zona, ma di una varietà che appartiene a quel paesaggio, perché lì ha costruito la propria identità.

Questo legame nasce da un processo molto lungo. Per generazioni, le stesse viti sono state selezionate dai contadini, riprodotte per talea, osservate nelle diverse stagioni. Il clima, il suolo, l’altitudine, i venti e l’esposizione al sole hanno lentamente modellato il comportamento della pianta. Allo stesso tempo, anche le pratiche agricole locali – potatura, forme di allevamento, tempi di vendemmia – hanno contribuito a definire il carattere del vitigno.

Per questo motivo un vitigno autoctono non è solo una varietà botanica: è anche un patrimonio culturale. Racconta la storia agricola di una regione, le scelte delle comunità che lo hanno coltivato e il rapporto tra uomo e territorio.

In molti casi, questi vitigni sono diventati i simboli stessi delle loro terre. Pensiamo al Nebbiolo nelle Langhe, al Sangiovese nelle colline dell’Italia centrale, al Montepulciano in Abruzzo o all’Aglianico nel Sud Italia. In questi casi il vino non è soltanto il risultato di una tecnica enologica, ma l’espressione di una lunga convivenza tra una pianta e il suo ambiente.

Per questo si dice spesso che un vitigno autoctono parla il linguaggio della sua terra. Quando viene coltivato altrove può comunque dare vini interessanti, ma raramente riesce a raccontare la stessa storia con la stessa profondità.

In fondo, il significato più profondo della parola autoctono è proprio questo:
non semplicemente “cresciuto qui”, ma “appartenente a qui”.

martedì 10 marzo 2026

Roero Arneis - Roero Arneis: storia, caratteristiche e perché è uno dei grandi bianchi del Piemonte

 


Il vitigno bianco del Roero

Il Roero Arneis è uno dei vitigni bianchi più rappresentativi del Piemonte e trova la sua espressione più autentica nel territorio del Roero, sulle colline situate sulla riva sinistra del fiume Tanaro.

Per molto tempo questo vitigno ha vissuto una storia complessa. Il suo nome deriva dal dialetto piemontese “arneis”, che significa ribelle o capriccioso. Il soprannome non è casuale: la vite è difficile da coltivare, sensibile alle malattie e caratterizzata da rese non sempre regolari.

Proprio per queste difficoltà l’Arneis rischiò di scomparire nel corso del Novecento.


Origine e storia del vitigno

Le prime testimonianze scritte dell’Arneis risalgono al XV secolo, quando la vite era già coltivata nelle colline del Roero.

Per molto tempo il vitigno fu utilizzato in modo particolare: veniva piantato nei vigneti di Nebbiolo per attirare gli uccelli, che preferivano nutrirsi delle sue uve più dolci, lasciando così intatti i grappoli destinati alla produzione dei grandi rossi.

In altri casi veniva impiegato in piccola percentuale nei tagli con il Nebbiolo, con l’obiettivo di ammorbidire la struttura del vino.

Negli anni Sessanta e Settanta del Novecento l’Arneis rischiò seriamente l’estinzione: molti vigneti furono estirpati perché considerati poco produttivi e difficili da gestire.

La rinascita avvenne grazie all’impegno di alcuni produttori del Roero, che decisero di recuperare il vitigno e di vinificarlo in purezza, dimostrando il suo grande potenziale qualitativo.


Caratteristiche della vite

L’Arneis è una varietà che richiede particolare attenzione in vigneto.

Tra le sue caratteristiche principali troviamo:

  • germogliamento precoce

  • sensibilità alle malattie della vite

  • grappolo medio-piccolo

  • produzione non sempre abbondante

Predilige suoli sabbiosi e ben drenati, proprio come quelli che caratterizzano le colline del Roero.

Queste condizioni permettono alla pianta di mantenere un buon equilibrio vegetativo e di sviluppare aromi fini e delicati.


Il vino Roero Arneis

Nel bicchiere il Roero Arneis si distingue per eleganza e per un profilo aromatico raffinato.

Il colore è generalmente giallo paglierino luminoso, talvolta con riflessi dorati.

Al naso emergono profumi di:

  • pera

  • mela bianca

  • pesca

  • fiori di campo

  • mandorla fresca

  • erbe aromatiche

In bocca il vino mostra una struttura morbida e armoniosa, sostenuta da una buona freschezza e da una chiusura leggermente minerale.

Il risultato è un vino equilibrato, elegante e molto gastronomico.


Arneis e territorio

Il legame tra il vitigno Arneis e il territorio del Roero è particolarmente forte.

I suoli sabbiosi favoriscono una maturazione equilibrata dell’uva e contribuiscono a mantenere nei vini una grande finezza aromatica.

Inoltre le escursioni termiche tra giorno e notte aiutano a preservare la freschezza e l’espressione aromatica del vitigno.

Per queste ragioni il Roero è considerato la vera patria dell’Arneis.


La rinascita moderna

Negli ultimi decenni il Roero Arneis è diventato uno dei bianchi piemontesi più apprezzati.

Il recupero del vitigno ha permesso di riscoprire un vino che unisce:

  • eleganza aromatica

  • equilibrio gustativo

  • grande versatilità negli abbinamenti gastronomici

Oggi il Roero Arneis rappresenta una delle espressioni più autentiche della viticoltura piemontese, capace di raccontare con delicatezza il carattere delle colline sabbiose del Roero.

Un vino che non cerca la potenza, ma che conquista per finezza, armonia e precisione. 🍷


domenica 8 marzo 2026

Montepulciano: il cuore della regione

 

Tra i vitigni italiani che hanno costruito un legame profondo con il proprio territorio, il Montepulciano occupa un posto particolare. In Abruzzo non rappresenta soltanto una varietà coltivata con ampia diffusione: è il vitigno che ha dato forma all'identità stessa della viticoltura regionale.

La sua presenza accompagna il paesaggio che si estende tra il Mare Adriatico e le montagne dell'Appennino . In questa fascia relativamente stretta, dove il territorio sale rapidamente dalla costa alle colline e poi verso i rilievi interni, il Montepulciano ha trovato condizioni ideali per esprimersi.

La sua capacità di adattamento ai diversi suoli e alle variazioni climatiche ha fatto sì che nel tempo diventasse il punto di riferimento della viticoltura abruzzese. Non è un caso che oggi rappresenti la parte più consistente del vigneto regionale.

Origini e storia

Le origini del Montepulciano non sono documentate con precisione assoluta, ma la sua presenza nell'Italia centrale è attestata da secoli. Nel corso del tempo il vitigno si è radicato soprattutto nelle regioni affacciate sull'Adriatico, trovando in Abruzzo una delle sue espressioni più complete.

Per molto tempo il Montepulciano è stato il vino della quotidianità agricola. Era coltivato nelle campagne come una varietà affidabile e generosa, capace di garantire produzione e sostanza. In un'economia rurale dove il vino doveva prima di tutto accompagnare la vita contadina, questo vitigno offriva sicurezza e continuità.

Il passaggio decisivo avviene nel 1968, quando nasce la denominazione Montepulciano d'Abruzzo DOC . Con il riconoscimento ufficiale il vitigno diventa il simbolo enologico della regione e comincia una fase di progressiva valorizzazione qualitativa.

Negli anni successivi il Montepulciano dimostra di poter sostenere non soltanto una produzione diffusa, ma anche interpretazioni più ambiziose legate a specifiche zone ea rese più contenute.

Caratteristiche agronomiche

Dal punto di vista viticolo il Montepulciano è un vitigno tardivo . La vendita avviene generalmente tra la fine di settembre e il mese di ottobre, quando gli acini raggiungono una maturazione completa.

Questa maturazione lenta rappresenta uno dei suoi punti di forza. Durante le ultime settimane della stagione vegetativa la pianta accumula sostanze fenoliche che determinano:

  • intensità cromatica

  • struttura tannica

  • complessità aromatica.

La vite si distingue anche per una vigoria elevata e una buona capacità produttiva. Proprio per questo la gestione delle rese diventa fondamentale: quando la produzione è contenuta e ben equilibrata, il Montepulciano riesce ad esprimere vini di grande profondità.

Gli acini presentano una buccia spessa e ricca di pigmenti. Questa caratteristica è responsabile del colore intenso e della struttura tipica dei vini ottenuti da questo vitigno.

Il profilo del vino

Nel bicchiere il Montepulciano d'Abruzzo è facilmente riconoscibile.

Il colore è uno dei suoi segni distintivi: un rosso rubino molto intenso , spesso fitto e profondo, con riflessi violacei nelle versioni più giovani.

Il profilo aromatico è dominato dal frutto maturo. Tra le note più frequenti si trovano:

  • amarena

  • prugna

  • mora

  • piccoli frutti rossi.

Con l'evoluzione e l'affinamento compaiono spesso sfumature più complesse come:

  • spezie

  • cacao

  • tabacco

  • liquirizia.

In bocca il vino mostra generalmente una struttura importante ma equilibrata. I tannini, pur presenti, risultano spesso morbidi e ben integrati, contribuendo una sensazione di pienezza senza eccessiva durezza.

Il rapporto con il territorio

Uno degli aspetti più interessanti del Montepulciano è la sua capacità di interpretare territori diversi.

Nelle zone costiere , dove l'influenza del mare rende il clima più mite, il vitigno tende a produrre vini più morbidi e immediati.

Nelle colline interne , dove l'escursione termica tra giorno e notte è più marcata, si sviluppa spesso il miglior equilibrio tra struttura, freschezza e complessità aromatica.

Nelle aree pedemontane , infine, la maturazione più lenta può dare vini più tesi ed eleganti.

Queste differenze hanno portato nel tempo alla valorizzazione di specifiche zone produttive e alla nascita di denominazioni più selettive.

Il Cerasuolo d'Abruzzo

Dal Montepulciano nasce anche una delle espressioni più caratteristiche della viticoltura regionale: il Cerasuolo d'Abruzzo .

Si tratta di un rosato ottenuto da brevi macerazioni delle bucce, sufficienti per estrarre il tipico colore ciliegia che ha dato origine al nome del vino.

Il Cerasuolo si distingue per:

  • colore rosato intenso

  • profumi di ciliegia e melograno

  • freschezza viva

  • struttura superiore alla media dei rosati italiani.

Negli ultimi anni questo stile ha conosciuto una forte rivalutazione qualitativa e rappresenta oggi una delle identità più originali del territorio.

Il vitigno e l'identità dell'Abruzzo

Il Montepulciano ha accompagnato tutte le fasi della viticoltura regionale: dalla produzione contadina del passato alla nascita delle cooperative nel dopoguerra, fino alla moderna evoluzione qualitativa.

È il vitigno che ha permesso all'Abruzzo di affermarsi nel panorama del vino italiano e internazionale.

Oggi continua a rappresentare la colonna portante della produzione regionale, ma allo stesso tempo è diventato anche lo strumento attraverso cui il territorio può raccontare le proprie differenze.

Per questo motivo il Montepulciano non è soltanto il vitigno più coltivato della regione.

È il linguaggio con cui l'Abruzzo racconta il proprio vino.

venerdì 6 marzo 2026

🍇 Rabajà

 


Energia e struttura nel cuore di Barbaresco

Tra i grandi cru del Barbaresco, Rabajà è spesso considerato quello che esprime la maggiore energia strutturale. Se Asili rappresenta l'equilibrio, Rabajà mostra il lato più deciso e verticale del Nebbiolo di queste colline.

Il vigneto si trova appena a sud del centro di Barbaresco e scende con pendenze importanti verso la valle del Tanaro. Le esposizioni principali sono sud e sud-ovest, con una ventilazione costante che favorisce maturazioni complete e sane.


📏 Dimensione del cru

Il cru Rabajà ha una superficie vitata di circa 20–21 ettari , quindi leggermente più estesa rispetto ad Asili.

Le caratteristiche principali sono:

  • Superficie: circa 21 ettari

  • Altitudine: 220–300 metri

  • Esposizione: sud / sud-ovest

  • Suolo: marne calcareo-argillose tortoniane

La collina è abbastanza omogenea, e questo contribuisce alla forte riconoscibilità del vigneto.


🪨 Geologia

Le marne tortoniane qui sono particolarmente ricche di calcare e argilla compatta. Questo tipo di suolo favorisce vini con:

  • maggiore struttura tannica

  • profondità gustativa

  • grande capacità di invecchiamento

Rabajà tende a produrre Barbaresco più austeri in gioventù rispetto ad altri cru della denominazione.


🍷 Il carattere del Barbaresco di Rabajà

I vini provenienti da Rabajà sono spesso riconoscibili per:

  • profumi di rosa appassita e frutti rossi maturi

  • note balsamiche e speziate

  • trama tannica più serrata

  • grande lunghezza e tensione

In gioventù possono apparire più severi, ma con il tempo sviluppano una complessità straordinaria.


🏛 I produttori presenti nel cru

Rabajà è interpretato da alcune delle firme più importanti del Barbaresco, tra cui:

  • Bruno Giacosa

  • Albino Rocca

  • Produttori del Barbaresco

  • Giuseppe Cortese


🧭 Rabajà nel sistema Barbaresco

Se Asili è equilibrio
e Pajé è verticalità,

Rabajà è struttura.

È il cru che dimostra come il Barbaresco possa avere forza e profondità senza perdere eleganza. Un vigneto dove il Nebbiolo mostra il suo lato più solido, capace di attraversare il tempo con grande dignità. 🍷

🍇 Asili

 


Uno dei cru più rappresentativi del Barbaresco

Tra le colline del Barbaresco, Asili è spesso considerato uno dei punti di equilibrio più alti della denominazione. Non è il vigneto più potente né il più austero: è quello dove struttura, finezza e precisione aromatica trovano una sintesi naturale.

Il cru si trova appena fuori dal centro storico di Barbaresco, su un crinale esposto prevalentemente a sud e sud-ovest. Le vigne guardano il Tanaro da una posizione privilegiata, con pendenze regolari e ventilazione costante. Queste condizioni consentono maturazioni molto omogenee del Nebbiolo e aiutano alla chiarezza stilistica dei vini.


📏 Dimensione del cru

La superficie complessiva del vigneto è di circa 14–15 ettari vitati , una dimensione relativamente contenuta che consente al cru di mantenere un'identità molto leggibile.

Le caratteristiche principali del vigneto sono:

  • Superficie: circa 15 ettari

  • Altitudine: 240–290 metri

  • Esposizione: sud e sud-ovest

  • Suolo: marne tortoniane calcareo-argillose con presenza di sabbia fine

Questa combinazione geologica genera vini di grande precisione aromatica, con tannini fini ma presenti e una struttura elegante che si evolve con armonia nel tempo.


🍷Il carattere del Barbaresco di Asili

Il Nebbiolo coltivato in questo cru è spesso riconoscibile per:

  • profumi floreali molto nitidi (rosa e violetta)

  • frutto rosso preciso

  • spezie fini

  • trama tannica cesellata

  • evoluzione molto equilibrata

Non produrre vini aggressivi o duri in gioventù. Al contrario, il Barbaresco di Asili riesce a unire profondità e leggibilità, mostrando eleganza già nelle prime fasi di maturazione ma complessità sviluppando con l'invecchiamento.


🏛 I produttori presenti nel cru

Diversi grandi interpreti del Barbaresco possiedono parcelle in Asili, tra cui:

  • Gaja

  • Produttori del Barbaresco

  • Roagna

  • Bruno Giacosa

Ognuno lo interpreta con uno stile diverso, ma il carattere del vigneto rimane sempre riconoscibile.


🧭 Il ruolo di Asili nel sistema Barbaresco

Se Rabajà rappresenta energia e struttura
e Montestefano esprime tensione più marcata,

Asili è equilibrio.

È il cru che dimostra come il Nebbiolo del Barbaresco possa essere profondo senza diventare severo. Una collina che non impone la forza, ma convince con la precisione e la continuità del suo carattere. 🍷

Roagna



La storia della famiglia Roagna è una delle più lunghe e coerenti del Barbaresco. Le prime tracce dell'attività vitivinicola risalgono alla fine dell'Ottocento, quando la famiglia inizia a coltivare vigneti sulle colline di Barbaresco .

Il vero sviluppo dell'azienda arriva nel Novecento con Giovanni Roagna, ma è con Alfredo Roagna e poi con il figlio Luca Roagna che la cantina assume la forma che conosciamo oggi: una delle interpretazioni più rigorose e tradizionali del Nebbiolo.

La filosofia di Roagna è semplice ma radicale: il vino deve essere la conseguenza della vigna e del tempo. Non esistono scorciatoie tecniche.

Per questo motivo l'azienda lavora su alcuni principi fondamentali:

  • vigne molto vecchie

  • rese contenute

  • fermentazioni spontanee

  • macerazioni lunghe

  • affinamenti molto estesi

Il risultato sono vini che in gioventù possono apparire austeri, ma che nel tempo sviluppano una complessità straordinaria.

Tra i vigneti più celebri legati alla cantina troviamo:

  • Pajé – uno dei cru storici del comune di Barbaresco

  • Asili – equilibrio e profondità aromatica

  • Montefico – struttura e tensione

Questi vigneti vengono spesso vinificati separatamente per ripristinare la voce specifica di ogni collina.

Lo stile dei vini Roagna è riconoscibile: tannino saldo, aromi stratificati, evoluzione lenta. Non cercano l'immediatezza, ma la durata.

Nel panorama del Barbaresco, Roagna rappresenta una delle interpretazioni più fedeli alla tradizione delle Langhe: un vino che non viene modellato per piacere subito, ma costruito per attraversare il tempo.

E proprio per questo i Barbaresco di Roagna sono oggi considerazioni tra le espressioni più profonde e longeve del Nebbiolo. 🍷