mercoledì 18 marzo 2026

Grignolino — La sottigliezza che resta




 Il Grignolino non si impone.

Non ha il colore.
Non ha la struttura che rassicura.

Non ha nulla di ciò che, normalmente, fa dire “questo è un grande vino”.

Eppure resta.


L’origine

È uno dei vitigni più antichi del Monferrato.

Non nasce per stupire.
Nasce per stare.

Il suo nome viene probabilmente da grignole, i vinaccioli numerosi presenti nell’acino.
E già qui si capisce qualcosa:

non è un vino costruito sulla polpa,
ma sulla trama.


Il territorio

Il Grignolino trova la sua casa nel Basso Monferrato, nel Casalese.

Colline morbide, suoli calcarei, paesaggi ordinati.
Luoghi dove il vino non ha bisogno di alzare la voce.

Qui diventa quello che è davvero:

un vino che non cerca profondità immediata,
ma precisione.


La pianta

È una vite delicata.

Produttiva, ma non generosa in struttura.
Sensibile, a volte difficile da interpretare.

Non perdona.

Se forzata, si svuota.
Se rispettata, si definisce.


Il vino

Il Grignolino si presenta chiaro.
Troppo chiaro, per chi cerca concentrazione.

Ma è un errore guardarlo così.

La sua forza non è nel colore.
È nella tensione sottile.

Tannino fine, quasi invisibile, ma presente.
Una trama che si sente più di quanto si veda.

Non riempie la bocca.
La attraversa.


Il carattere

È un vino che chiede attenzione.

Non si concede subito.
Non cerca approvazione.

Può sembrare semplice.
Ma non lo è.

È solo essenziale.


Il senso

Il Grignolino è un esercizio.

Di misura.
Di sottrazione.

È il contrario dell’eccesso.
È il vino che ti costringe a rallentare.


Chiusura

In un mondo che cerca intensità,
il Grignolino sceglie la linea sottile.

Non alza la voce.
Non si impone.

Ma resta.

Perché non tutti i vini devono colpire.
Alcuni devono essere capiti.

Barbera — La struttura che non si impone

 


La Barbera non nasce per essere elegante.

Non cerca la perfezione formale.
Non costruisce equilibrio per dimostrare qualcosa.

Fa una cosa sola.
Ma la fa fino in fondo:

tiene.


L'onore

È una delle uve più antiche e diffuse del Piemonte.

Non nasce nei luoghi “nobili”.
Nasce nella terra.

Nelle colline del Monferrato, nell'Astigiano, tra vigne che non erano pensate per stupire, ma per produrre.

Non era il vino delle occasioni importanti.
Era il vino di tutti i giorni.

E proprio per questo, è rimasta vera.


Il soggiorno

La Barbera cambia molto, ma non tradisce mai se stessa.

Nel Monferrato si allarga, si distende, diventa più ampia.
Nell'Astigiano prende struttura, profondità, continuità.
A Nizza trova una delle sue forme più complete.

Non ha bisogno di condizioni estreme.

Ha bisogno di equilibrio tra suolo e mano.

Perché la Barbera non si impone da sola.
Va interpretata.


La pianta

È vigorosa, generosa, produttiva.

Se lascia libera, dà molto.
Forse troppo.

E qui sta il punto.

La Barbera chiede una scelta:
quantità o identità.

Quando si riduce, quando si controlla, quando si accompagna…
cambia.

È precisa.


Il rosso

La Barbera non si riconosce dal colore.
Non si riconosce dal tannino.

Si riconosce da una cosa:

l'acidità.

È la sua firma.

Un'acidità viva, diretta, che tiene il vino in piedi.
Che gli permette di essere pieno senza diventare pesante.

Può essere semplice.
Può essere profondo.

Dipende da chi la lavora.


Il carattere

La Barbera non seduce subito.

Non ha la finezza del Nebbiolo.
Non ha la leggerezza del Brachetto.

Ha un altro linguaggio.

È diretta.
È sincero.
È concreta.

Quando è fatta bene, non ha bisogno di spiegazioni.

Sta lì vicino.


Il senso

La Barbera è il vino della continuità.

Non dell'eccezione.
Non del momento unico.

Ma del tempo che si ripete.

È il vino che accompagna, che torna, che resta presente senza imporsi.


brasato

In un Piemonte fatto di tensione e misura,
la Barbera è la linea che tiene tutto insieme.

Non è il vino più elegante.
Non è il più celebrato.

Ma è quello che non manca mai.

Perché non tutto deve sorprendere.
Alcuni vini devono semplicemente reggere il tempo.

Brachetto — Il vino che non pesa

 



Il Brachetto non nasce per imporsi.
Non cerca struttura, non cerca profondità nel senso classico.

Cerca un'altra cosa.

Cerca il momento.

È un vitigno antico, probabilmente già presente in epoca romana nelle colline attorno ad Acqui.
Non come vino da conservare, ma come vino da vivere.
Già allora, più che forza, offriva profumo .

Ed è diventato così.

Non si è trasformato per seguire il gusto del tempo.
Ha continuato a essere quello che era:
un vino che non costruisce, ma accompagna.


Il soggiorno

Il suo luogo è l'Alto Monferrato.

Colline più aperte, più leggere, più mosse.
Un paesaggio che non stringe, ma lascia spazio.

Attorno ad Acqui Terme, tra Nizza, Strevi e Ricaldone, il Brachetto trova la sua forma più autentica.
Non ha bisogno di condizioni estreme.

Ha bisogno di energia.

Suoli calcarei, sabbie, esposizioni che permettono una maturazione lenta.
Non per accumulare, ma per definire.

Perché nel Brachetto non conta quanto c'è.
Conta come si esprime .


La pianta

La vite è ordinata, ma non rigida.

Grappoli piccoli, compatti.
Acini sottili, ricchi di sostanze aromatiche.

Non è una varietà che si impone in vigna.
Va accompagnata.

È sensibile, delicata, a volte instabile.

Ma proprio per questo, quando trova il suo equilibrio, restituisce qualcosa che altri vitigni non hanno:

una fragranza naturale, non costruita.


Il rosso

Il Brachetto non diventa vino per trasformazione.
Rimanere vicino all'uva.

Per questo si vinifica con attenzione, senza forzare.
Temperature basse, estrazioni leggere, fermentazioni che spesso si fermano prima di consumare tutto.

Non è aggiornato.

È una scelta.

Lasciare una parte di dolcezza significa lasciare spazio all'aroma.

E allora emergono:

rosa
fragola
lampone

Non come descrizione, ma come presenza.


Il carattere

È un vino leggero.
Ma non è un vino debole.

È un vino dolce.
Ma non è un vino semplice.

Sta in equilibrio tra due rischi:

  • essere superficiali

  • essere stucchevole

Quando è fatto bene, evita entrambi.

Resta pulito.
Resta all'aperto.
Resta riconoscibile.


Il senso

Il Brachetto non è un vino da spiegare.
È un vino da accettare.

Non accompagna la struttura.
Accompagna il momento.

È il vino della festa, sì.
Ma non nel senso superficiale.

Nel senso più vero:

quello in cui il vino non serve a dimostrare nulla.

Servire da solo uno sguardo.


brasato

In un Piemonte fatto di tensione, struttura e durata,
il Brachetto è una deviazione.

Non va contro.
Va altrove.

E proprio per questo è necessario.

Perché ricorda una cosa semplice:

Non tutto il vino deve restare.
Alcuni vini esistono per essere vissuti.

Lacrima di Tollo - vitigno ritrovato

 


Una particolarità locale tra i vitigni della provincia di Chieti

Tra le piccole curiosità ampelografiche della provincia di Chieti esiste anche una varietà poco conosciuta ma interessante: la Lacrima di Tollo . Si tratta di un vitigno locale segnalato nell'area collinare attorno al comune di Tollo, uno dei territori storicamente più vocati alla viticoltura della costa teatina.

Il nome richiama immediatamente l'immagine della “lacrima”, termine spesso utilizzato nel linguaggio del vino per indicare la goccia che scende dal bicchiere, ma nel caso della Lacrima di Tollo è soprattutto un riferimento alla forma dell'acino e alla tradizione popolare locale.

Un vitigno minore ma identificatore

La Lacrima di Tollo non ha mai avuto una diffusione ampia come altri vitigni abruzzesi più noti, ma rappresenta uno di quei piccoli patrimoni agricoli che testimoniano la ricchezza della biodiversità viticola del territorio. In passato veniva coltivata soprattutto a livello familiare, spesso in piccoli appezzamenti o nei vigneti misti accanto ad altre varietà più diffuse.

Proprio questa dimensione domestica ha contribuito a preservarla nel tempo, anche se la sua presenza è rimasta limitata e poco documentata.

Il contrasto territoriale

Il territorio di Tollo, situato a pochi chilometri dal mare Adriatico, è caratterizzato da colline dolci con suoli argilloso-calcarei e da un clima mitigato dalle brezze marine. Queste condizioni hanno favorito nel tempo una viticoltura molto diffusa e una grande varietà di uve coltivate, tra vitigni principali e varietà minori.

In questo contesto la Lacrima di Tollo rappresenta una piccola curiosità locale, uno di quei vitigni che raccontano la storia agricola del territorio e la tradizione contadina della provincia di Chieti.

Una “chicca” della tradizione viticola

Oggi la Lacrima di Tollo può essere considerata più che altro una testimonianza della viticoltura storica locale , una di quelle varietà minori che contribuiscono a raccontare la complessità del patrimonio viticolo abruzzese.

In un territorio come quello teatino, dove dominano vitigni importanti come Montepulciano, Trebbiano, Pecorino, Passerina e Cococciola , la presenza di queste piccole varietà rappresenta una vera chicca per chi studia la storia della vite e del vino .

Ed è proprio grazie a queste tracce, spesso nascoste tra i filari o nei ricordi dei viticoltori più anziani, che si può comprendere fino in fondo la ricchezza e la stratificazione della viticoltura abruzzese.

domenica 15 marzo 2026

Tullum Origine storica del nome

 

Il nome Tullum affonda le sue radici nell'antichità. In epoca romana il territorio dell'attuale Tollo era infatti conosciuto con il nome latino Tullum , toponimo che compare in alcune fonti storiche legato alla presenza romana nel territorio dei Frentani , popolazione italica che abitava questa parte dell'Adriatico prima della romanizzazione.

Con l'espansione di Roma lungo la costa adriatica, l'area venne progressivamente nel sistema agricolo romano, caratterizzato da coltivazioni cerealicole, oliveti e vigneti. È proprio in questo contesto che la viticoltura iniziò a consolidarsi nelle colline che scendono verso il Mare Adriatico .

Nel corso dei secoli il nome latino Tullum si trasformò progressivamente nell'attuale Tollo , ma il riferimento storico è rimasto vivo nella memoria del territorio. Quando è stata istituita la denominazione vitivinicola moderna, si è scelto di recuperare il nome antico per sottolineare il legame tra il vino e la storia del luogo.

La denominazione Tullum DOCG rappresenta quindi non soltanto un riconoscimento della qualità dei vini prodotti in questa zona della provincia di Chieti , ma anche un richiamo diretto alle radici storiche del territorio e alla lunga tradizione agricola che caratterizza queste colline. 🍷

sabato 14 marzo 2026

Malvasia Storia, diffusione e carattere di un vitigno mediterraneo

 


La Malvasia non è un singolo vitigno ma una famiglia di varietà diffusa in molte regioni del Mediterraneo. Il nome identifica diversi tipi di uve aromatiche, presenti in Italia, Grecia, Spagna, Portogallo e in altre zone viticole storiche.

In Italia la Malvasia è coltivata in numerose regioni, tra cui anche l' Abruzzo , dove si confronta spesso in piccola percentuale nei vigneti tradizionali o in alcune denominazioni locali.


Origine del nome

Il nome Malvasia deriva probabilmente da Monemvasia , antica città portuale della Grecia da cui, nel Medioevo, partivano vini aromatici molto apprezzati nei commerci mediterranei.

I mercanti veneziani contribuirono alla diffusione del nome e del vino in tutta Europa. Nel tempo il termine la Malvasia è stato associato a diverse varietà di uva che condividevano caratteristiche aromatiche simili.


Diffusione nel Mediterraneo

La famiglia delle Malvasie è oggi diffusa in molte regioni viticole. In Italia si trovano numerose varianti, tra cui:

  • Malvasia Bianca

  • Malvasia di Candia

  • Malvasia Istriana

  • Malvasia delle Lipari.

In Abruzzo la Malvasia è presente soprattutto come vitigno complementare , utilizzato in alcuni assemblaggi per arricchire il profilo aromatico dei vini bianchi.


Il territorio e la coltivazione

La Malvasia si adatta bene a diversi tipi di terreno, ma esprime le sue qualità migliori in zone collinari ben esposte , dove il clima mediterraneo favorisce la maturazione delle uve.

I suoli più adatti sono generalmente:

  • calcarei

  • argillosi

  • ben drenati.

La vite richiede una buona esposizione al sole per sviluppare pienamente il suo carattere aromatico.


Il vino nel bicchiere

I vini ottenuti da Malvasia possono presentare caratteristiche diverse a seconda della varietà e del territorio di coltivazione. In generale si distinguono per:

  • colore giallo paglierino , talvolta con riflessi dorati

  • profumi aromatici e floreali , spesso con note di pesca, albicocca e agrumi

  • struttura morbida ed equilibrata

  • sensazione gustativa delicatamente profumata .

In alcune zone la Malvasia è utilizzata anche per la produzione di vini passiti o vini dolci, grazie alla naturale ricchezza aromatica delle uve.


Un vitigno della tradizione mediterranea

La Malvasia rappresenta uno dei vitigni storici della viticoltura mediterranea. La sua diffusione in molti territori dimostra come il mondo del vino sia stato influenzato nei secoli dai commerci e dagli scambi culturali tra le diverse regioni del Mediterraneo.

Anche nelle aree dove non è il vitigno principale, come l' Abruzzo , la Malvasia contribuisce ad arricchire il patrimonio ampelografico locale e testimonia la grande varietà di uve presenti nella viticoltura italiana.

Montonico – Storia, territorio e carattere di un vitigno antico

 


Il Montonico rappresenta uno dei vitigni bianchi più antichi della viticoltura dell'Abruzzo . La sua presenza è documentata soprattutto nelle colline della provincia di Teramo , dove per secoli ha fatto parte della tradizione agricola locale.


Origine del vitigno

Le origini del Montonico sono profondamente legate alla viticoltura contadina delle aree collinari abruzzesi. Per generazioni questo vitigno è stato coltivato nei vigneti familiari insieme ad altre varietà locali.

Il suo nome potrebbe derivare dal termine montone o da antiche denominazioni locali legate al territorio, anche se l'etimologia non è del tutto certa.

Come molte varietà tradizionali, il Montonico si è sviluppato nel tempo attraverso la selezione agricola praticata dai contadini.


Diffusione storica

Per secoli il Montonico è stato coltivato nelle campagne abruzzesi soprattutto per la produzione di vini destinati al consumo locale.

La pianta era apprezzata per alcune caratteristiche agronomiche importanti:

  • dovuta resistenza della vite

  • capacità di mantenere una marcata acidità

  • adattabilità ai terreni collinari.

Nel corso del Novecento, tuttavia, la diffusione di vitigni più produttivi ha portato ad una progressiva riduzione della sua coltivazione.


Il territorio ideale

Il Montonico si adatta bene alle colline della provincia di Teramo , dove il clima è influenzato sia dalla vicinanza dell'Adriatico sia dalle correnti fresche provenienti dall'Appennino .

I vigneti sono spesso situati tra i 250 ei 500 metri di altitudine , in aree ben ventilate.

I suoli più frequenti sono generalmente:

  • argillosi

  • calcarei

  • ben drenati.

Queste condizioni consentono alle uve di maturare mantenendo una buona freschezza.


Il vino nel bicchiere

I vini ottenuti da Montonico si distinguono per uno stile elegante e discreto.

Nel bicchiere presentano generalmente:

  • colore giallo paglierino chiaro , spesso brillante

  • profumi delicati di frutta bianca , talvolta accompagnati da leggere note floreali

  • freschezza evidente , sostenuta da una buona acidità naturale

  • struttura snella ed equilibrata , con uno stile sobrio e raffinato.

Proprio la sua acidità naturale ha reso il Montonico adatto anche alla produzione di vini spumanti , pratica diffusa soprattutto in passato.


La riscoperta del vitigno

Negli ultimi anni il Montonico sta vivendo una nuova fase di valorizzazione. Alcuni produttori hanno iniziato a recuperare vecchi vigneti ea vinificare il vitigno in purezza.

Questa riscoperta dimostra come anche varietà storiche apparentemente marginali possano contribuire a raccontare la diversità del territorio.

Il Montonico rappresenta infatti una testimonianza della memoria contadina dell'Abruzzo , ricordando che la viticoltura regionale non è fatta soltanto di grandi denominazioni, ma anche di vitigni antichi che custodiscono la storia agricola del territorio.