sabato 28 febbraio 2026

Tullum DOCG

 


La micro-denominazione come scelta identitaria

Il riconoscimento della Tullum DOCG nel 2019 rappresenta un passaggio particolare nella storia vitivinicola abruzzese.

Non amplia il sistema.

Lo restringe.

L’area della denominazione coincide esclusivamente con il territorio comunale di Tollo, in provincia di Chieti.

Non una sottozona vasta.
Non un comprensorio intercomunale.
Non un’area provinciale.

Un solo comune.

Questa scelta comporta tre conseguenze strutturali.


1️⃣ Delimitazione territoriale assoluta

La coincidenza tra confine amministrativo e confine viticolo introduce un principio netto:

identità territoriale e perimetro giuridico coincidono.

Questo significa che:

  • la superficie vitata ammissibile è rigidamente circoscritta

  • non esistono estensioni laterali o aree “di confine”

  • l’omogeneità pedoclimatica è più controllabile

Il territorio di Tollo si colloca in fascia collinare sub-costiera, con:

  • altitudini moderate

  • influenza adriatica costante

  • suoli argilloso-calcarei con buona capacità di drenaggio

  • ventilazione favorevole alla sanità del grappolo

La ridotta estensione facilita:

  • coerenza stilistica

  • controllo qualitativo puntuale

  • tracciabilità semplificata

Non è una DOCG di ampiezza.

È una DOCG di concentrazione territoriale.


2️⃣ Disciplina produttiva restrittiva

La Tullum DOCG non è soltanto piccola per estensione.

È selettiva per impostazione.

Il disciplinare prevede:

  • rese per ettaro inferiori rispetto alla DOC regionale

  • limiti stringenti sulla resa uva/vino

  • parametri analitici più rigorosi

  • obblighi di affinamento per determinate tipologie

Inoltre, l’elenco dei vitigni ammessi è circoscritto e regolato in modo preciso.

Non è una denominazione “aperta”.

È una denominazione orientata alla selezione.

La logica non è produrre molto all’interno di un confine ristretto.

È produrre in modo coerente con un’identità definita.


3️⃣ Identità comunale come modello

La scelta di legare una DOCG a un singolo comune introduce un modello quasi “micro-territoriale”.

Questo comporta un cambio di paradigma:

l’identità non è più solo regionale o provinciale.
Può essere comunale.

Il principio implicito è chiaro:

non tutta la provincia di Chieti è uguale.
Non tutte le colline sub-costiere sono equivalenti.

Tullum afferma che un’area limitata può possedere:

  • continuità storica

  • coerenza pedoclimatica

  • riconoscibilità stilistica

È un passo verso la lettura fine del territorio.

Non ancora logica cruistica, ma avvicinamento a un concetto di micro-vocazione.


Significato evolutivo

Se la DOC del 1968 aveva introdotto la delimitazione ampia,
e la Colline Teramane DOCG aveva introdotto la selezione provinciale,

Tullum DOCG introduce la scala comunale.

Non è moltiplicazione di sigle.

È riduzione del campo.

È affermazione di specificità.

La maturità identitaria si manifesta qui in forma concreta:

l’Abruzzo riconosce che anche all’interno delle sue sottozone esistono identità puntuali.

Non è frammentazione.

È definizione.

Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG

 


2003 – La prima DOCG abruzzese

Cosa comporta realmente la DOCG

Nel 2003 il riconoscimento della Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane DOCG segna un passaggio che non è solo simbolico.

È normativo.
È strutturale.
È culturale.

La DOCG non è una semplice sigla superiore alla DOC.

È un livello di certificazione che comporta obblighi più stringenti e una selezione territoriale più rigorosa.

È, di fatto, un restringimento progressivo del campo di gioco.


1️⃣ Riconoscimento legislativo rafforzato

La DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) rappresenta il livello più alto nella gerarchia italiana delle denominazioni tradizionali.

Non si limita a:

  • delimitare un’area

  • definire un vitigno prevalente

  • stabilire rese massime

Introduce un sistema di garanzia pubblica rafforzata.

Ogni lotto di vino deve:

  • essere certificato da un organismo di controllo autorizzato

  • superare analisi chimico-fisiche

  • superare una commissione di degustazione ufficiale

  • ottenere un contrassegno numerato (fascetta di Stato)

La tracciabilità diventa completa.

Non è più solo conformità disciplinare.

È idoneità certificata.


2️⃣ Restrizione territoriale reale

Nel caso delle Colline Teramane, la DOCG riguarda esclusivamente una porzione della provincia di Teramo.

Questo significa che:

  • non tutto il Montepulciano d’Abruzzo può aspirare alla DOCG

  • solo vigneti situati in area delimitata possono rientrare nel disciplinare

  • le condizioni pedoclimatiche vengono riconosciute come specifiche

Il principio cambia.

Non basta appartenere alla regione.

Bisogna appartenere a una sotto-area qualificata.


3️⃣ Resa e concentrazione

Le rese massime per ettaro sono inferiori rispetto alla DOC regionale.

Questo comporta:

  • maggiore concentrazione fenolica

  • maggiore potenziale strutturale

  • miglior equilibrio vegeto-produttivo

La riduzione delle rese non è solo tecnica.

È un filtro qualitativo.

Meno volume.
Più densità.


4️⃣ Parametri analitici più severi

Il disciplinare DOCG impone:

  • gradazione alcolica minima più elevata

  • limiti più stringenti su acidità e parametri chimici

  • specifiche sulle pratiche enologiche consentite

Non si tratta di semplice burocrazia.

Si tratta di definire uno stile minimo garantito.

La DOCG stabilisce una soglia qualitativa più alta.


5️⃣ Affinamento obbligatorio

A differenza della DOC base, la DOCG prevede un periodo minimo di affinamento prima della commercializzazione.

Questo significa:

  • maturazione obbligata in cantina

  • integrazione tannica più armonica

  • verifica della capacità evolutiva

Il tempo diventa parte integrante del disciplinare.

Non è facoltativo.

È requisito.


6️⃣ Commissione di degustazione

Ogni partita deve essere assaggiata da una commissione ufficiale.

Questo introduce un principio importante:

non basta essere conformi tecnicamente.

Il vino deve essere riconosciuto idoneo organoletticamente.

La qualità non è solo parametro chimico.

È giudizio sensoriale certificato.


Cosa cambia davvero

La DOCG non crea qualità dal nulla.

Seleziona dove la qualità è più sistematica.

Non è un premio onorifico.

È un vincolo.

Chi produce in DOCG accetta:

  • rese inferiori

  • tempi più lunghi

  • controlli più rigorosi

  • responsabilità maggiore

È un salto di responsabilità prima ancora che di prestigio.


Significato per l’Abruzzo

Con le Colline Teramane DOCG l’Abruzzo compie un passaggio decisivo:

da territorio ampio e produttivo
a territorio capace di riconoscere una gerarchia interna.

Non tutto è uguale.
Non tutto è equivalente.

La maturità identitaria nasce qui.

Non nella moltiplicazione delle sigle.

Ma nel riconoscimento della differenza.

Renato Ratti

 


La grammatica della collina

Dire che Renato Ratti “ha dato una grammatica al territorio” non è una frase poetica.

È un fatto storico.

Negli anni ’60 e ’70, quando il Barolo era ancora spesso raccontato in modo generico — vino forte, vino austero, vino da invecchiamento — Ratti fu tra i primi a dire:

non esiste il Barolo.
Esistono i Barolo.

E per dimostrarlo non si limitò a vinificare bene.

Studiò.


La mappa dei cru

Nel 1976 pubblicò una delle prime mappe moderne dei vigneti del Barolo, distinguendo le colline per vocazione qualitativa.

Non era ancora il sistema delle MGA ufficiali (arriveranno solo nel 2010).

Era un lavoro culturale.

Ratti osservava:

  • esposizione

  • altitudine

  • composizione del suolo

  • andamento storico delle annate

  • comportamento del Nebbiolo nei diversi versanti

Non parlava di “più buono” o “meno buono”.
Parlava di carattere.

Questo cambiò il modo di pensare il Barolo.


Il Marcenasco

Con il Marcenasco, cru simbolo di La Morra, Ratti rese visibile questa idea.

Non cercava potenza brutale.

Cercava leggibilità.

Il suo Barolo:

  • aveva struttura ordinata

  • tannino presente ma non eccessivo

  • profumo nitido

  • evoluzione coerente

Era un Barolo didattico nel senso più alto del termine.

Ti insegnava la collina.


L’equilibrio tra tradizione e modernità

Ratti non fu un estremista.

Non apparteneva alla rigidità tradizionalista né alla rivoluzione radicale dei modernisti.

Introdusse miglioramenti tecnici:

  • maggiore controllo delle fermentazioni

  • affinamenti più calibrati

  • attenzione alla pulizia aromatica

Ma senza snaturare il territorio.

La sua modernità era misura.


Il contributo culturale

La cosa più importante non è la singola bottiglia.

È l’approccio.

Ratti ha insegnato che:

  • il territorio va studiato

  • la collina va capita prima di essere vinificata

  • il Barolo non è solo forza, è struttura leggibile

Ha trasformato il Barolo da mito indistinto a sistema articolato.


Perché è centrale per La Morra

Nel comune di La Morra, dove la finezza è più luminosa che austera, Ratti ha trovato il terreno ideale per dimostrare che:

l’eleganza non è debolezza.

È organizzazione della struttura.


Conclusione

Renato Ratti non ha inventato il Barolo.

Ha insegnato a leggerlo.

E in un territorio dove ogni collina parla con accento diverso,
dare una grammatica significa dare consapevolezza.

E senza consapevolezza,
non c’è grande vino.

Domaine Anne Gros

 


La precisione come eleganza

In Borgogna esistono produttori che cercano potenza.
Altri che inseguono leggerezza.

Anne Gros cerca chiarezza.

Il suo stile non è mai gridato.
Non è mai dimostrativo.

È misurato.

Ed è proprio questa misura a rendere i suoi vini riconoscibili.


Le radici familiari

Anne Gros appartiene a una delle famiglie storiche di Vosne-Romanée.
Il domaine si è strutturato nel tempo attraverso divisioni ereditarie interne alla famiglia Gros, dando origine a diverse realtà distinte (Gros Frère & Sœur, Michel Gros, A.-F. Gros).

Anne Gros prende in mano la propria parte di vigneti negli anni ’80, in un momento di trasformazione della Borgogna moderna.

Non cerca rotture.
Cerca affinamento.


Il patrimonio viticolo

Il domaine possiede parcelle importanti in:

  • Richebourg (Grand Cru)

  • Échezeaux (Grand Cru)

  • Clos de Vougeot (Grand Cru)

  • Vosne-Romanée Premier Cru

  • Chambolle-Musigny

Non si tratta di una produzione estesa.
È una produzione calibrata.

Ogni parcella viene letta con attenzione quasi chirurgica.


Filosofia produttiva

In vigna

  • rese contenute

  • attenzione alla maturazione precisa

  • lavoro rispettoso del suolo

  • ricerca di equilibrio più che concentrazione

In cantina

  • estrazioni delicate

  • legno presente ma mai dominante

  • vinificazioni che privilegiano la finezza tannica

Anne Gros non forza la materia.
La accompagna.


Lo stile

I vini di Anne Gros si riconoscono per:

  • frutto luminoso

  • tessitura tannica fine

  • equilibrio immediato

  • finale elegante e continuo

Non sono vini massicci.
Non sono dimostrativi.

Hanno struttura, ma non volume eccessivo.

Sono vini che parlano con tono basso.


Il Clos de Vougeot secondo Anne Gros

Qui la differenza è evidente.

Il Clos de Vougeot può diventare austero, talvolta massiccio, se estratto con forza.

Anne Gros sceglie un’altra strada.

Il suo Clos è:

  • più leggibile

  • meno severo

  • più armonico

  • meno imponente

La struttura resta.
Ma la tensione è bilanciata.

È un Clos che privilegia la finezza alla muscolarità.


I Grand Cru

Richebourg

Interpretazione elegante, meno monumentale rispetto ad altri produttori, ma di grande precisione.

Non cerca potenza.
Cerca profondità interna.


Échezeaux

Uno dei vini più rappresentativi del domaine.

Equilibrato, setoso, coerente.
Un Échezeaux che punta sulla proporzione.


L’evoluzione nel tempo

Con l’invecchiamento emergono:

  • spezie sottili

  • sottobosco delicato

  • frutto che si assottiglia

  • trama sempre più fine

La struttura non scompare.
Si integra.


La posizione nella Côte de Nuits

Anne Gros rappresenta una Borgogna femminile nel senso più alto del termine:

  • misura

  • equilibrio

  • precisione

  • eleganza non ostentata

In un territorio spesso associato alla potenza,
sceglie la leggibilità.


In sintesi

Finezza.
Proporzione.
Disciplina.

Anne Gros dimostra che la grandezza può essere silenziosa.

E che un Grand Cru non ha bisogno di volume per essere profondo.

Domaine Jean Grivot

 


L’equilibrio come disciplina

In Borgogna esistono produttori che cercano leggerezza.
Altri che puntano alla potenza.

Jean Grivot cerca equilibrio.

E l’equilibrio, in Côte de Nuits, è forse la cosa più difficile da ottenere.


Le radici

Il Domaine Jean Grivot si trova a Vosne-Romanée ed è oggi guidato da Étienne Grivot, che ha portato la tenuta verso una precisione stilistica sempre più marcata, senza tradire l’identità storica.

Il patrimonio viticolo è importante e include parcelle in:

  • Vosne-Romanée

  • Clos de Vougeot

  • Échezeaux

  • Richebourg

  • Nuits-Saint-Georges

Non è un domaine spettacolare.
È un domaine serio.


Filosofia produttiva

In vigna

  • rese contenute

  • grande attenzione alla maturazione

  • selezione accurata dei grappoli

In cantina

  • estrazioni misurate

  • uso del legno ben calibrato

  • ricerca di purezza e tensione

Non c’è eccesso di intervento.
Ma non c’è nemmeno minimalismo ostentato.

Grivot costruisce il vino con metodo.


Lo stile Grivot

I vini si distinguono per:

  • centro bocca solido

  • tannino fine ma presente

  • frutto preciso

  • finale pulito e persistente

Non sono vini leggeri.
Ma non sono mai pesanti.

La struttura è sempre proporzionata.


I cru simbolo

Richebourg (Grand Cru)

Profondo, compatto, verticale.
Un vino che unisce aristocrazia e disciplina.

Non seduce immediatamente.
Si apre nel tempo.


Échezeaux (Grand Cru)

Più aperto, più accessibile, ma sempre sostenuto da struttura interna.


Clos de Vougeot (Grand Cru)

Interpretazione equilibrata e controllata.
Grivot evita rusticità e cerca definizione.


Vosne-Romanée 1er Cru “Les Beaux Monts”

Finezza, energia e tensione.
Uno dei Premier Cru più rappresentativi dello stile della maison.


Evoluzione nel tempo

Con l’invecchiamento emergono:

  • spezie fini

  • note terrose eleganti

  • tessitura sempre più setosa

Il vino non perde struttura.
La integra.


La posizione nella Côte de Nuits

Jean Grivot rappresenta la via centrale della Borgogna moderna:

  • né eccessivamente potente

  • né eccessivamente eterea

È una Borgogna leggibile.
Chiara.
Profondamente coerente.


In sintesi

Misura.
Precisione.
Continuità.

Domaine Jean Grivot dimostra che la grandezza non è nel volume,
ma nella proporzione.

Domaine Méo-Camuzet

 


La disciplina della profondità

In Borgogna esistono produttori che seducono.
Altri che impressionano.

Méo-Camuzet convince.

Non cerca l’effetto.
Cerca l’equilibrio.

Le origini

Il Domaine Méo-Camuzet affonda le sue radici nel XIX secolo, ma la svolta moderna arriva nel secondo Novecento, quando Jean Méo inizia a riorganizzare il patrimonio viticolo ereditato dalla famiglia Camuzet.

Il domaine possiede parcelle straordinarie in Vosne-Romanée, Clos de Vougeot, Échezeaux, Richebourg e Nuits-Saint-Georges.

È una delle realtà più importanti della Côte de Nuits.

Filosofia produttiva

In vigna

  • rese contenute

  • grande attenzione alla maturazione fenolica

  • lavoro meticoloso parcella per parcella

In cantina

  • vinificazioni precise

  • estrazioni misurate ma presenti

  • uso del legno importante ma integrato

Lo stile non è leggero.
È costruito.

Ma la costruzione è sempre leggibile.

Lo stile Méo-Camuzet

I vini si riconoscono per:

  • struttura solida

  • frutto scuro e maturo

  • centro bocca denso

  • tannino fine ma presente

  • finale lungo e composto

Non sono vini esili.
Hanno spalla.

Eppure non diventano mai caricaturali.

La potenza è disciplinata.

I cru simbolo

Richebourg (Grand Cru)

Profondità, densità, verticalità.
Uno dei vertici del domaine.

Non esplode.
Si stratifica.

Con l’età diventa complesso, speziato, monumentale.

Échezeaux (Grand Cru)

Più aperto del Richebourg, ma sempre strutturato.
Equilibrio tra ampiezza e tensione.

Clos de Vougeot (Grand Cru)

Versione solida e precisa.
Méo interpreta il Clos con controllo, evitando eccessi di rusticità.

Vosne-Romanée 1er Cru “Cros Parantoux”

Uno dei climat più iconici della Borgogna moderna.
Tensione, energia, profondità elegante.

Qui la precisione diventa finezza.

Evoluzione nel tempo

Con l’invecchiamento emergono:

  • spezie dolci

  • sottobosco

  • grafite

  • tessitura sempre più setosa

La struttura iniziale non si perde.
Si armonizza.

La posizione nella Côte de Nuits

Méo-Camuzet rappresenta la Borgogna contemporanea più seria:

  • rispetto del terroir

  • controllo tecnico

  • nessuna teatralità

È un domaine che non cerca di alleggerire il Pinot Noir.

Lo struttura.
Poi lo affina.

In sintesi

Precisione.
Densità controllata.
Eleganza costruita.

Méo-Camuzet dimostra che la potenza può essere elegante,
se è governata.

Domaine Robert Groffier Père & Fils

 


L’intensità controllata di Chambolle

Se Mugnier è trasparenza
e de Vogüé è aristocrazia,

Groffier è energia trattenuta.

Domaine Robert Groffier Père & Fils rappresenta una delle interpretazioni più complete e riconoscibili di Chambolle-Musigny: profondità, sensualità e struttura convivono in un equilibrio raro.


Le radici

Il domaine nasce nel XIX secolo e si consolida sotto la guida della famiglia Groffier, diventando nel tempo uno dei punti di riferimento per Chambolle-Musigny e per alcune parcelle di straordinaria reputazione.

Non è un produttore da effetti speciali.
È un produttore da sostanza.


Filosofia produttiva

🌿 In vigna

  • basse rese

  • attenzione rigorosa alla maturazione

  • rispetto del carattere di ogni climat

🍷 In cantina

  • estrazioni presenti ma misurate

  • uso del legno ben integrato

  • ricerca di equilibrio tra densità e finezza

Groffier non alleggerisce il vino.
Lo struttura, poi lo armonizza.


Lo stile Groffier

I vini si riconoscono per:

  • frutto intenso e maturo

  • tessitura tannica fine ma solida

  • centro bocca ampio

  • finale lungo e coerente

Non sono vini eterei.
Hanno presenza.

Ma la presenza non diventa mai pesantezza.

È Chambolle con profondità.


I cru simbolo

Bonnes-Mares (Grand Cru)

Uno dei capolavori del domaine.

Potente, compatto, strutturato.
Ma sempre governato.

Con l’età diventa complesso, speziato, tridimensionale.


Chambolle-Musigny 1er Cru “Les Amoureuses”

Qui Groffier mostra il lato più sensuale.

Frutto luminoso, trama vellutata, eleganza naturale.
Un Premier Cru che per molti sfiora la grandezza di un Grand Cru.


Evoluzione nel tempo

Con gli anni emergono:

  • note di spezia dolce

  • sottobosco fine

  • frutto più profondo

  • tessitura più setosa

La struttura iniziale non si dissolve.
Si affina.


Il ruolo a Chambolle

Groffier dimostra che Chambolle non è solo grazia.

È anche densità emotiva.

Non è solo leggerezza.
È profondità che rimane elegante.


In sintesi

Concentrazione.
Armonia.
Sensualità controllata.

Domaine Groffier non cerca leggerezza assoluta.
Cerca equilibrio tra forza e finezza.

E in questo equilibrio sta la sua grandezza.