giovedì 1 gennaio 2026

🧪 Le Vernacce


Premessa

Il termine Vernaccia non identifica un unico vitigno dal punto di vista ampelografico.
È un nome storico, utilizzato in epoche diverse per uve differenti, spesso non imparentate geneticamente, ma accomunate da una forte radicazione territoriale e da profili enologici non accomodanti.

Per il professionista è essenziale distinguere tra:

  • nome storico

  • vitigno reale

  • territorio di elezione


1. Origine del nome “Vernaccia”

Il termine deriva dal latino vernaculus (“del luogo”, “autoctono”).
Storicamente indicava il vino del posto, non una varietà specifica.

Questo spiega:

  • la presenza di Vernacce diverse tra loro

  • l’assenza di un’unica linea genetica

  • la forte identificazione con micro-aree precise

👉 Vernaccia è un concetto culturale prima che botanico.


VITIGNO VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO

La Vernaccia di San Gimignano è un vitigno a bacca bianca presente in Toscana fin dall’antichità. Le sue origini rimangono ignote, anche se alcuni pensano che sia autoctono della zona attuale di maggiore coltivazione, ossia la provincia di Siena, infatti già dal 1276 se ne trova menzione negli archivi comunali di San Gimignano, ed il vino omonimo era utilizzato per il commercio anche da parte di famiglie patrizie come quella dei Medici. Il suo nome, come per le altre Vernacce, potrebbe provenire dal latino “ver“, Primavera, oppure da “vitis vernacula“, ossia “di casa”, come riportato da Lucio Giunio Moderato Columella nella sua opera “De re rustica“. Secondo altri il termine potrebbe essere di derivazione più recente e fatto risalire al vitigno di origine francese Grenache o dal suo sinonimo catalano Garnacha.

La Vernaccia di San Gimignano condivide il nome con la Vernaccia di Oristano, ma le due varietà sono assolutamente distinte dal punto di vista ampelografico. La Vernaccia di San Gimignano ha grandi grappoli a forma piramidale lunga, talvolta alati, con densità mediamente compatte e acini medi, rotondi, molto pruinosi con bucce spesse e ambrate con il sole. La sua produzione è costante e abbondante, con il vitigno allevato a Guyot o archetto e potato lungo. Il vitigno preferisce terreni calcarei-argillosi o tufacei-siliciosi. Un vantaggio presente nella Vernaccia di San Gimignano è la sua resistenza a malattie e insetti. Il vino che si produce da questo vitigno è stato il primo in Italia a ricevere la DOCG e tra i primi ad essere riconosciuto come DOC. La Vernaccia ha avuto una importanza fondamentale per San Gimignano e per la Toscana per molti secoli. Negli anni 50 del novecento, vitigni più produttivi come il Trebbiano toscano e la Malvasia bianca presero il sopravvento fino a fargli rischiare l’estinzione. Attualmente, dopo anni di oblio, i vini della Vernaccia di San Gimignano hanno ritrovato il loro splendore, anche nelle versioni affinate in rovere, dai profumi particolari e dalla notevole struttura.

 Vernaccia di San Gimignano

Il vitigno Vernaccia di San Gimignano è uno dei Vitigni locali a Bacca bianca presenti principalmente nelle regioni Toscana e registrato ufficialmente nel Catalogo nazionale varietà di vite dal 1970. La sua superficie coltivata a livello nazionale ammonta a 510 ha.

VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO - AMPELOGRAFIA DEL VITIGNO

Ogni vitigno viene caratterizzato tramite dei descrittori ampelografici che definiscono l'aspetto dei suoi principali elementi. Le caratteristiche ampelografiche del vitigno Vernaccia di San Gimignano sono:

Caratteristiche della foglia

Il vitigno Vernaccia di San Gimignano ha Foglia media, Orbicolare, Pentalobata, Trilobata.

Caratteristiche del grappolo

Il vitigno Vernaccia di San Gimignano ha Grappolo
compatto, Grappolo mediamente compatto, Grappolo
lungo, Grappolo piramidale. Ali nel grapppolo: 0 o 1 ali.

 

Caratteristiche dell'acino

Il vitigno Vernaccia di San Gimignano ha acini dimensione media, di forma Sferoidale, con buccia Buccia di medio spessore e 
di colore verde-gialla.

VERNACCIA DI SAN GIMIGNANO - CARATTERISTICHE DEL VINO

Il vino prodotto da ciascun vitigno, vinificato in purezza, possiede caratteristiche organolettiche ben precise. Le caratteristiche organolettiche dei vini prodotti con il vitigno Vernaccia di San Gimignano sono:

Il vino che si ottiene dal vitigno Vernaccia di San Gimignano 
è di colore Giallo paglierino con riflessi dorati. Al palato è secco, sapido, intenso, Fruttato.

 


Vitigno Vernaccia di Oristano

La Vernaccia di Oristano è un vitigno a bacca bianca presente in Sardegna, come richiamato dal nome, nella provincia di Oristano, fin dall’antichità. Le sue origini rimangono ignote, anche se alcuni pensano che sia giunto nell’isola in epoca romana, molti però lo ritengono un autentico autoctono sardo. Il suo nome potrebbe provenire dal latino “ver“, Primavera, oppure da “vitis vernacula“, ossia “di casa”, come riportato da Lucio Giunio Moderato Columella nella sua opera “De re rustica“. Secondo altri il termine potrebbe essere di derivazione più recente e fatto risalire al vitigno di origine francese Grenache o dal suo sinonimo catalano Garnacha. Con altri vitigni, come la Vernaccia di San Gimignano o la Vernaccia di Serrapetrona condivide solo la prima parte del nome, avendo in realtà un patrimonio genetico del tutto diverso. Dal punto di vista ampelografico, la Vernaccia di Oristano si caratterizza per la foglia orbicolare o pentagonale, di media grandezza, trilobata. Il suo grappolo è mediamente compatto, corto, cilindrico-conico, dotato di acini piccoli, di forma rotonda, con buccia sottile, delicata, poco consistente, molto pruinosa, di colore giallo dorato tendente al verde. Nella sua zona tipica di coltivazione, l’Oristanese, viene utilizzata anche per la produzione della Vernaccia di Oristano DOC, ottenuto con un metodo ossidativo simile a quello dello Jerez, utilizzando lieviti a filmatura superficiale detti “flor“. Questo particolare vino può essere prodotto con uve coltivate solamente in alcuni comuni della provincia di Oristano. E’stato il primo vino in Sardegna a venir riconosciuto come DOC, nel 1971 e da allora ha visto una continua decrescita produttiva, passando dai 1500 ettari vitati degli anni Settanta a 582 nel 2000 per arrivare a 435 ettari nel 2010. La Vernaccia di Oristano ha struttura gustativa robusta e ricca di grande morbidezza. Le forti sensazioni percepite si basano anche sulla notevole componente alcolica che, insieme a tutti gli altri elementi estrattivi, contribuisce a determinare l’importante persistenza aromatica intensa. Le sensazioni ossidative dovute al particolare tipo di affinamento ricordano quelle dello Sherry. Il vitigno Vernaccia di Oristano è uno dei Vitigni autoctoni a Bacca bianca della regione Sardegna, registrato ufficialmente dal 1970. La sua superficie coltivata a livello nazionale ammonta a 270 ha.

Vernaccia di Oristano - Ampelografia del vitigno

Ogni vitigno viene caratterizzato tramite dei descrittori ampelografici che definiscono l'aspetto dei suoi principali elementi. Le caratteristiche ampelografiche del vitigno Vernaccia di Oristano sono:

Caratteristiche della foglia

Il vitigno Vernaccia di Oristano ha Foglia piccola, Orbicolare, Trilobata.

Caratteristiche del grappolo

Il vitigno Vernaccia di Oristano ha Grappolo compatto, Grappolo mediamente compatto, Grappolo corto, Grappolo cilindrico, Grappolo conico.

 

Caratteristiche dell'acino

Il vitigno Vernaccia di Oristano ha acini dimensione media, piccoli, di forma Sferoidale, Sub-sferoidale, con buccia molto pruinosa, poco consistente, sottile e di colore verde-gialla.

Vernaccia di Oristano - Caratteristiche del vino

Il vino prodotto da ciascun vitigno, vinificato in purezza, possiede caratteristiche organolettiche ben precise. Le caratteristiche organolettiche dei vini prodotti con il vitigno Vernaccia di Oristano sono:

Il vino che si ottiene dal vitigno Vernaccia di Oristano è di colore giallo oro. Al palato è Caldo, secco, etereo.


vitigno Vernaccia nera

La Vernaccia Nera è un vitigno a bacca nera coltivato nelle Marche, soprattutto nella zona di Serrapetrona, in provincia di Macerata, dove ancor oggi se ne producono quantitativi molto limitati, tanto da poterla considerare una rarità, sia dal punto di vista ampelografico che enologico. La superficie vitata totale di questo vitigno ad oggi (2012) ammonta a circa 45 ettari. Il termine “Vernaccia” sembra provenire dal latino “ver“, Primavera, oppure da “vitis vernacula“, ossia “di casa”, come riportato dal Columella nella sua opera “De re rustica“. Secondo altri il termine potrebbe essere di derivazione più recente e fatto risalire al vitigno di origine francese Grenache o dal suo sinonimo catalano Garnacha. Infatti esistono chiare similitudini tra quest’ultimo vitigno e la Vernaccia nera coltivata nelle Marche. La presenza della Vernaccia Nera nelle Marche nei tempi passati è stata testimoniata dal Di Rovasenda (1877) che lo riporta come una delle migliori uve coltivate in regione.

Inoltre, dal punto di vista genetico, è ormai certa la comunanza di origine sia col Cannonau sardo che col Tocai rosso coltivato nel vicentino, anche se le tre specie continuano ad essere catalogate distintamente nel Registro nazionale varietà di vite. La Vernaccia nera è utilizzata soprattutto per la produzione del vino Vernaccia di Serrapetrona DOCG, spumante rosso ottenuto con la particolarità di sottoporre ad appassimento circa metà (40%) delle uve e procedere alla spumantizzazione dopo l’assemblaggio col vino ottenuto dalle uve non passite. Sempre in purezza, ma anche a volta in assemblaggio con altri vitigni, possiamo trovare la Vernaccia nera in varie DOC locali come il Serrapetrona DOC e i Terreni di San Severino Rosso DOC. Mentre nei Colli Maceratesi DOC Rosso, se utilizzata, lo troviamo in percentuali minori.

Il vitigno Vernaccia nera è uno dei Vitigni autoctoni a Bacca nera della regione Marche, registrato ufficialmente dal 1970. La sua superficie coltivata a livello nazionale ammonta a 280 ha.

Vernaccia nera - Ampelografia del vitigno

Ogni vitigno viene caratterizzato tramite dei descrittori ampelografici che definiscono l'aspetto dei suoi principali elementi. Le caratteristiche ampelografiche del vitigno Vernaccia nera sono:

Caratteristiche della foglia

Il vitigno Vernaccia nera ha Foglia media, Orbicolare, Pentalobata, Trilobata.

Caratteristiche del grappolo

Il vitigno Vernaccia nera ha Grappolo compatto, Grappolo medio, Grappolo cilindrico, Grappolo conico. Ali nel grapppolo: 1 ala.

 

Caratteristiche dell'acino

Il vitigno Vernaccia nera ha acini dimensione media, di forma Sferoidale, Sub-sferoidale, con buccia Buccia di media consistenza, Buccia di medio spessore e di colore blu-nera.

Vernaccia nera - Caratteristiche del vino

Il vino prodotto da ciascun vitigno, vinificato in purezza, possiede caratteristiche organolettiche ben precise. Le caratteristiche organolettiche dei vini prodotti con il vitigno Vernaccia nera sono:

Il vino che si ottiene dal vitigno Vernaccia nera è di colore Rosso rubino, trasparente. Al palato è vinoso.

 


5. Tratti comuni delle Vernacce (tecnicamente)

Pur nella diversità, le Vernacce condividono:

  • bassa aromaticità primaria

  • forte impronta territoriale

  • scarsa adattabilità fuori zona

  • necessità di gestione agronomica attenta

  • resistenza allo stile standardizzato

👉 Non sono vitigni “facili”.

👉 Sono vitigni identitari.


6. Criticità e potenzialità

Criticità

  • scarsa riconoscibilità commerciale

  • profili gustativi non immediati

  • difficoltà di interpretazione fuori zona

Potenzialità

  • unicità territoriale

  • longevità

  • crescente interesse per vini non omologati

  • valore culturale e storico


Conclusione tecnica

Le Vernacce non sono vitigni da espansione.
Sono vitigni da custodia.

Il loro valore non sta nella replicabilità,
ma nella fedeltà a un luogo.

Per il professionista, lavorare con una Vernaccia significa accettare una sfida:
non adattare il vitigno al mercato,
ma costruire uno stile coerente con la sua natura.

martedì 30 dicembre 2025

Il liqueur de tirage

 


Il liqueur de tirage è una miscela composta da:

  • zucchero (generalmente saccarosio)

  • lieviti selezionati (Saccharomyces cerevisiae)

  • talvolta una piccola quantità di vino

Funzione:

  • fornire il substrato fermentescibile

  • avviare una fermentazione controllata

  • garantire omogeneità tra le bottiglie

👉 Lo zucchero non ha funzione gustativa:
è esclusivamente combustibile fermentativo.


2. Dosaggio e pressione

Indicativamente:

  • 4 g/L di zucchero ≈ 1 bar di pressione

  • Champagne finito: 5–6 bar

Il dosaggio del tirage determina:

  • pressione finale

  • finezza dell’effervescenza

  • struttura del sorso

Un errore in questa fase non è correggibile.


3. Imbottigliamento tecnico

Dopo il tirage:

  • il vino viene imbottigliato

  • viene inserito il bidule

  • la bottiglia è chiusa con tappo a corona

Il bidule serve a:

  • raccogliere i sedimenti dei lieviti

  • facilitare le fasi successive di remuage e sboccatura

Il tappo a corona garantisce:

  • tenuta perfetta

  • resistenza alla pressione

  • neutralità aromatica


4. Condizioni di cantina

La seconda fermentazione avviene in:

  • assenza totale di luce

  • temperatura costante (10–12 °C)

  • bottiglie coricate

Queste condizioni:

  • rallentano il metabolismo dei lieviti

  • favoriscono fermentazioni lente e regolari

  • migliorano la qualità della CO₂ disciolta


5. La seconda fermentazione

Durante la rifermentazione:

  • i lieviti consumano lo zucchero

  • producono alcol (+1–1,5% vol)

  • producono anidride carbonica

Poiché la bottiglia è chiusa:

  • la CO₂ non può disperdersi

  • si dissolve nel vino

  • crea la pressione interna

👉 La bollicina nasce in bottiglia,
non al servizio.


6. Effetti strutturali sul vino

La seconda fermentazione:

  • compatta la struttura

  • modifica la percezione dell’acidità

  • prepara il vino alla lunga sosta sui lieviti

  • aumenta la capacità di evoluzione nel tempo

Il vino diventa:

  • più stabile

  • più profondo

  • più resistente


7. Il tirage come scelta progettuale

Il tirage:

  • non migliora un vino base inadeguato

  • ne fissa definitivamente il destino

Un vino non adatto:

  • non regge la pressione

  • non regge il tempo

  • non regge la maturazione sui lieviti

Per questo il tirage è preceduto da:

  • selezione rigorosa della cuvée

  • analisi chimiche e sensoriali

  • scelte stilistiche precise


Conclusione tecnica

Il tirage non è un passaggio secondario.
È il momento in cui il vino accetta di diventare Champagne.

Da qui in poi, il tempo non si misura più in mesi,
ma in trasformazioni lente e irreversibili.

Chi controlla il tirage,
controlla la danza della bollicina.

L’assemblaggio (cuvée) in Champagne: funzione, criteri, responsabilità

 


Approfondimento tecnico

L’assemblaggio è la fase in cui i vini base, vinificati separatamente, vengono uniti per formare la cuvée destinata alla seconda fermentazione.

È il momento in cui si definisce lo stile dello Champagne.


1. Quando avviene

L’assemblaggio avviene:

  • dopo la prima fermentazione

  • prima del tirage

  • su vini base completamente stabili

👉 Dopo il tirage non sono più possibili correzioni strutturali.


2. Cosa viene assemblato

Possono entrare in cuvée:

  • vini di annate diverse (per gli Champagne non millesimati)

  • vini di vitigni differenti (Pinot Noir, Chardonnay, Meunier)

  • vini di parcelle ed esposizioni diverse

  • vini di riserva, talvolta conservati per anni

Nel caso dei millesimati,
l’assemblaggio riguarda comunque più parcelle e vitigni,
ma tutti della stessa annata.


3. Obiettivi dell’assemblaggio

L’assemblaggio serve a:

  • garantire continuità stilistica

  • bilanciare acidità, alcol, struttura

  • costruire complessità

  • correggere le inevitabili variazioni climatiche

👉 Non è una media aritmetica,
ma una composizione progettuale.


4. Criteri di selezione

I vini base vengono valutati secondo:

  • analisi chimiche (pH, acidità, alcol)

  • stabilità microbiologica

  • lettura sensoriale

  • capacità di reggere la seconda fermentazione e il tempo

Un vino tecnicamente corretto
può comunque essere escluso
se non è coerente con lo stile della Maison.


5. Responsabilità dell’assemblaggio

L’assemblaggio:

  • non migliora il vino base

  • decide il destino dello Champagne

Un errore in questa fase:

  • viene amplificato dalla rifermentazione

  • si riflette nella maturazione sui lieviti

  • non è più correggibile

Per questo è considerato
il gesto più delicato dell’intero processo.


Conclusione tecnica

Il vino base è una possibilità.
La cuvée è una scelta.
Il tirage è una conseguenza.

Chi capisce l’assemblaggio,
capisce lo Champagne prima delle bollicine.