domenica 4 gennaio 2026

Adattarsi senza tradirsi

 

Scegliere come atto di fedeltà

Adattarsi è una parola ambigua.
Può significare piegarsi.
Oppure può significare restare.

Nel vino, adattarsi non è mai una resa.
È una presa di posizione.

Perché ogni intervento è una dichiarazione:
dice cosa conta
e cosa si è disposti a perdere.

Scegliere quando intervenire
significa riconoscere che non tutto può essere lasciato al caso.
Che la vite, da sola,
non sempre basta.

Ma scegliere quando non intervenire
è un atto ancora più difficile.
Richiede fiducia.
Richiede tempo.
Richiede la capacità di accettare
che non tutto debba essere corretto.

Cambiare altezza non è una fuga.
È un modo per ritrovare equilibrio.
Salire significa spesso rallentare.
Riconsegnare alla notte
il compito di fare ciò che il giorno non riesce più a fare.

Cambiare gestione
non è rinnegare ciò che si è fatto.
È leggere ciò che accade
con strumenti nuovi.
Meno automatismi.
Più attenzione.

Cambiare aspettative
è forse la scelta più radicale.
Perché significa smettere di chiedere al vino
di essere ciò che era
e iniziare a chiedergli
di essere ciò che può diventare.

Il futuro del vino non apparterrà
a chi resiste come una roccia immobile.
Ma a chi sa flettersi
senza spezzarsi.

A chi ascolta il tempo
senza inseguirlo.
A chi accetta che la fedeltà non sia ripetizione,
ma coerenza in movimento.

Perché tradirsi non è cambiare.
Tradire è fingere che nulla stia cambiando.

E il vino, più di ogni altra cosa,
riconosce la sincerità.

Nessun commento:

Posta un commento