Scegliere come atto di fedeltà
Adattarsi è una parola ambigua.
Può significare piegarsi.
Oppure può significare restare.
Nel vino, adattarsi non è mai una resa.
È una presa di posizione.
Perché ogni intervento è una dichiarazione:
dice cosa conta
e cosa si è disposti a perdere.
Scegliere quando intervenire
significa riconoscere che non tutto può essere lasciato al caso.
Che la vite, da sola,
non sempre basta.
Ma scegliere quando non intervenire
è un atto ancora più difficile.
Richiede fiducia.
Richiede tempo.
Richiede la capacità di accettare
che non tutto debba essere corretto.
Cambiare altezza non è una fuga.
È un modo per ritrovare equilibrio.
Salire significa spesso rallentare.
Riconsegnare alla notte
il compito di fare ciò che il giorno non riesce più a fare.
Cambiare gestione
non è rinnegare ciò che si è fatto.
È leggere ciò che accade
con strumenti nuovi.
Meno automatismi.
Più attenzione.
Cambiare aspettative
è forse la scelta più radicale.
Perché significa smettere di chiedere al vino
di essere ciò che era
e iniziare a chiedergli
di essere ciò che può diventare.
Il futuro del vino non apparterrà
a chi resiste come una roccia immobile.
Ma a chi sa flettersi
senza spezzarsi.
A chi ascolta il tempo
senza inseguirlo.
A chi accetta che la fedeltà non sia ripetizione,
ma coerenza in movimento.
Perché tradirsi non è cambiare.
Tradire è fingere che nulla stia cambiando.
E il vino, più di ogni altra cosa,
riconosce la sincerità.
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