domenica 4 gennaio 2026

La vite sotto pressione

 



La resistenza che consuma

Dire che la vite è resistente
è vero.
Ma è anche incompleto.

La resistenza, in natura,
non è uno scudo.
È un compromesso continuo.

La vite non combatte lo stress.
Lo redistribuisce.

Quando l’acqua manca nel momento sbagliato,
non si spegne.
Riduce.

Riduce la superficie delle foglie.
Riduce il numero dei grappoli.
Riduce l’energia dedicata a ciò che non può sostenere.

Quando l’acqua arriva tutta insieme,
non ringrazia.
Trattiene quanto può
e lascia scorrere il resto.

Ma ogni eccesso improvviso
rompe l’equilibrio interno:
diluisce,
spacca,
confonde.

Quando il caldo accelera ciò che dovrebbe maturare lentamente,
la vite entra in difesa.
Chiude gli stomi.
Rallenta la fotosintesi.
Protegge il legno
a scapito del frutto.

Non è una scelta.
È sopravvivenza.

La vite non decide di cambiare.
È costretta a farlo.

E ogni adattamento ha un prezzo invisibile.

Un grappolo più piccolo.
Una buccia più spessa.
Un rapporto diverso tra zucchero e sostanza.
Un equilibrio che si sposta.

Il vino che ne nasce
non è “meno buono” o “più buono”.
È diverso.

Racconta meno il tempo ideale
e più la tensione che lo ha attraversato.

È qui che la pressione diventa racconto.

Perché il vino non registra solo ciò che è stato dato,
ma anche ciò che è stato tolto.

E in un’epoca di stress continuo,
la vera domanda non è
se la vite resisterà.

Ma quanto potrà farlo
senza cambiare voce
.

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