lunedì 12 gennaio 2026

Jacques Selosse – La geologia del vino

 


Jacques Selosse nasce nel 1959 ad Avize, nel cuore della Côte des Blancs, in una famiglia di viticoltori che da generazioni conferisce uva alle grandi Maison.

Avize non è un villaggio qualsiasi:
è uno dei punti di gesso più puri della Champagne, una delle formazioni calcaree più antiche e riflettenti della regione.
Qui lo Chardonnay cresce letteralmente sopra la luce.

Selosse studia enologia in Borgogna, non in Champagne.
È lì che entra in contatto con una cultura del vino completamente diversa:

parcelle
climats
annate
interpretazione del luogo

Capisce che il vino può raccontare un posto, non solo uno stile.

Quando negli anni Ottanta torna ad Avize per prendere in mano le vigne di famiglia, la Champagne è ancora dominata da un modello:

👉 fornire uva alle Maison
👉 cancellare le differenze tra parcelle
👉 costruire uno stile uniforme

Selosse rifiuta quel destino.

Tra il 1980 e il 1984 inizia a imbottigliare con il proprio nome, in un’epoca in cui farlo in Champagne era considerato quasi un’eresia.

Non vuole produrre uno Champagne “migliore”.
Vuole produrre uno Champagne vero.

Da lì nasce tutto il suo sistema:
parcelle, legno, ossigeno, solera, millesimi, lieux-dits.

Non per moda.
Ma perché, come dirà più volte:

“Il vino non deve raccontare chi lo fa, ma dove nasce.”

Oggi il Domaine è guidato dal figlio Guillaume Selosse, che ha portato questa visione a una precisione ancora più radicale.


Una mappa sotto la terra

Sotto i filari ordinati di Avize, Cramant, Oger e Le Mesnil-sur-Oger non c’è una vigna.
C’è una cartografia invisibile.

Selosse è stato il primo in Champagne a comportarsi come un geologo più che come un enologo.
Non guardava la superficie delle vigne.
Scavava.

Ogni parcella è una frase diversa scritta dallo stesso alfabeto:
il gesso.

Ma il gesso non è uguale a se stesso.
Cambia per profondità, compattezza, capacità di trattenere acqua e luce.
Cambia per microfratture, per età, per come restituisce il calore notturno alle radici.

Selosse ha diviso i suoi poco più di 8 ettari in 54 parcelle perché sapeva una cosa che il sistema aveva dimenticato:

la Champagne non è un territorio,
è un mosaico.

Ogni parcella viene:

vendemmiata separatamente
pressata separatamente
vinificata separatamente
affinata separatamente

Non per controllo.
Per ascolto.

Il Domaine non media le differenze.
Le conserva.


Vecchie vigne, memoria lunga

Molte vigne Selosse superano i 50 anni.
Alcune sono state piantate quando la Champagne non era ancora Champagne come la intendiamo oggi.

Viti vecchie significano una cosa sola:
radici profonde.

Radici che non bevono la pioggia.
Bevono la roccia.

È per questo che i vini Selosse non sono mai leggeri, nemmeno quando sono tesi.
Hanno peso senza grasso.
Hanno profondità senza pesantezza.

Il gesso non addolcisce.
Scolpisce.


Il legno e l’aria

Un’altra eresia.

Negli anni Ottanta la Champagne cercava acciaio, riduzione, pulizia.
Selosse fa il contrario:
fermenta in barrique usate di Borgogna.

Non per dare gusto.
Per dare respiro.

Il legno vecchio non profuma.
Ossigena.

E l’ossigeno, per Selosse, non è un nemico.
È una lente.

Il vino che respira mostra le sue fragilità.
E un vino che mostra le sue fragilità
mostra anche il suo luogo.


La solera: il tempo che non si cancella

Nel cuore del sistema Selosse c’è qualcosa che nessun altro in Champagne usa così:
la solera.

Un sistema di travasi continui tra annate diverse.
Il vino nuovo entra.
Il vino vecchio resta.

Il tempo non viene azzerato.
Viene stratificato.

È così che nascono:

Initial – la sintesi dei grandi Chardonnay di Avize, Cramant e Oger
Substance – la solera perpetua di Avize

Non sono cuvée.
Sono archivi liquidi.

Ogni bottiglia contiene memoria di venti, trenta anni di vendemmie.

Non raccontano un millesimo.
Raccontano una continuità geologica.


Lieux-dits: quando una parcella diventa voce

Ma Selosse non si ferma alla sintesi.
Fa anche l’opposto:
l’isolamento.

Le sue bottiglie di:

Les Carelles
La Côte Faron
Le Bout du Clos
Chemin de Châlons
Les Chantereines

non sono etichette.
Sono coordinate.

Ogni lieux-dit è una micro-collina con:

esposizione diversa
spessore di gesso diverso
drenaggio diverso
maturazione diversa

Qui Selosse non cerca equilibrio.
Cerca verità locale.

A volte spigolosa.
A volte salina.
A volte austera.

Ma sempre riconoscibile.


Il risultato

Uno Champagne Selosse non è mai:

facile
immediato
neutro

È sempre:

tattile
vibrante
irregolare
vivo

Non chiede:
“Ti piaccio?”

Chiede:
“Riesci a sentire dove sono nato?”

E questa è la rivoluzione.

Non ha cambiato lo stile della Champagne.
Ha cambiato il suo linguaggio.

Dopo Selosse non si parla più solo di marchi.
Si parla di:

parcelle
suoli
vigne
mani

La Champagne ha ricominciato a essere
un luogo.

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