martedì 20 gennaio 2026

Il risultato: una piccola rivoluzione silenziosa

 


Grazie a questa pressatura millimetrica, Dom Pérignon ottenne un vino bianco da uve nere di una finezza inedita per l’epoca.

Un vino che conservava insieme tre qualità rarissime:

  • l’eleganza del Pinot Noir, senza la sua ombra scura,

  • la delicatezza del mosto chiaro, limpido e leggero,

  • la tensione e la freschezza necessarie a sostenere le bollicine che — un giorno — lo avrebbero fatto brillare.

Fu una trasformazione che richiese più disciplina che magia.
Più rigore che intuito.
Più precisione che forza.

Eppure, vista da lontano, sembrò davvero un miracolo:

un vino nero diventato luce.

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