Raccogliere le uve al momento perfetto significava dominare la natura senza tradirla.
Non forzarla.
Non correggerla.
Non inseguire l’eccesso.
Significava ascoltare ogni segnale della vigna:
la luce che cambia,
la polpa che si tende,
la buccia che resiste,
l’acidità che vibra ancora.
Capire la maturazione non solo con gli occhi,
ma con l’istinto di chi sa che il vino non nasce da una regola…
nasce da un equilibrio.
Ed è qui che il genio di Dom Pérignon lascia il segno:
trasformò un gesto contadino in un atto di precisione quasi spirituale.
Perché scegliere il giorno giusto non era solo “vendemmiare”.
Era decidere il destino del vino.
Fu da quella scelta — ripetuta ogni anno con pazienza, rigore e intuizione —
che nacque la base stessa dello Champagne moderno:
un vino capace di essere leggero senza essere fragile,
fresco senza essere acerbo,
longevo senza perdere grazia.
E soprattutto:
un vino che non imita la natura…
la interpreta.
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