Mentre Dom Pérignon studiava il vino come un alchimista e la Champagne muoveva i suoi primi passi verso la modernità, tutto attorno a lui il mondo stava cambiando.
Non rapidamente.
Non in modo spettacolare.
Cambiava a piccoli tocchi, come un affresco che si completa un colore alla volta.
Le abitudini, i commerci, le rotte, i gusti.
Le corti europee, le città, i mercati.
Persino il modo di conservare, trasportare e raccontare il vino.
La storia dello Champagne non nacque in un laboratorio isolato.
Nacque dentro questo movimento lento e continuo.
Fu il risultato di trasformazioni che si inseguivano senza fare rumore e che, come una fermentazione d’inverno, lavoravano sotto la superficie.
E quando il tempo fu maturo, senza annunci e senza clamore, il terreno era pronto.
Pronto per una rivoluzione.
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