Mischiando vini diversi, Dom Pérignon capì che si potevano equilibrare i punti deboli e amplificarne le virtù.
Un vino troppo teso poteva essere addolcito da uno più rotondo.
Un vino troppo maturo poteva ritrovare slancio grazie a un lotto più fresco.
Un vino semplice poteva acquistare profondità accanto a uno più aromatico.
Non era un compromesso.
Era una costruzione.
Perché l’assemblaggio non toglie identità.
La crea.
E così, al posto di un assolo fragile e isolato, nacque qualcosa di più grande:
una sinfonia.
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