Approfondimento tecnico narrativo
C’è una pianta che non vuole stare ferma.
Non è fatta per occupare uno spazio.
È fatta per cercarlo.
Non si accontenta della terra,
non accetta il limite del suolo come confine.
Si allunga, si tende, si appoggia, si arrampica.
Come se avesse nostalgia della luce.
È la vite.
Non nasce al centro dei campi ordinati che conosciamo oggi.
Non nasce tra filari diritti, pali e fili di ferro.
Nasce selvatica.
Nei boschi.
Tra i rovi.
Aggrappata agli alberi più alti.
La Vitis sylvestris non coltiva.
Non produce per qualcuno.
Non promette vino.
Sopravvive.
Si avvolge ai tronchi, sale fino alle chiome, ruba sole centimetro dopo centimetro.
È una liana, non un albero.
Non sta in piedi da sola.
Ha bisogno di appoggiarsi.
E già qui, se ci pensi, c’è il suo destino:
la vite da sola non basta a se stessa.
Cerca sempre una relazione.
Poi arriva l’uomo.
Non la doma.
La osserva.
Capisce che quei grappoli piccoli, irregolari, aspri,
nascondono qualcosa di più grande.
Inizia a selezionare.
A ripiantare.
A scegliere.
Così nasce la Vitis vinifera.
Non più fuga nel bosco,
ma dialogo con la mano umana.
Non più sopravvivenza,
ma progetto.
Due storie diverse.
Lo stesso cuore antico.
La selvatica insegna a resistere.
La coltivata impara a donare.
La geografia nascosta: le radici
Quando guardiamo una vite, vediamo il cielo.
Ma la sua verità sta sotto.
Tecnicamente, la vite è una delle piante coltivate con maggiore capacità di esplorazione radicale.
In condizioni favorevoli:
-
4 metri con facilità
-
6 metri o più nei suoli sciolti
-
ramificazioni orizzontali che superano diversi metri
Non cerca solo acqua.
Cerca stabilità chimica e minerale.
Ogni strato del terreno lascia una traccia:
-
calcare → tensione acida
-
argilla → riserva idrica
-
sabbia → drenaggio e finezza
-
scheletro → limitazione e concentrazione
Le radici non “nutrono” soltanto.
filtrano il territorio.
Il terroir non sale dal basso come un aroma magico.
Sale come:
-
equilibrio idrico
-
ritmo vegetativo
-
maturazione lenta o rapida
👉 Il suolo non dà sapori.
Dà condizioni di vita.
E il vino nasce da quelle condizioni.
Il gesto opposto: i tralci
Se le radici scavano il buio,
i tralci cercano la luce.
La vite è una pianta a crescita indeterminata:
finché trova energia, continua ad allungarsi.
Produce:
-
viticci
-
nodi
-
internodi sempre nuovi
È un movimento continuo verso l’alto.
Biologicamente è una strategia di competizione:
superare le altre piante per catturare più sole.
Ma simbolicamente è altro.
È una tensione verticale.
Una spinta.
Come se la pianta vivesse tra due desideri opposti:
-
affondare
-
salire
Profondità e luce.
Materia e aria.
La vite come equilibrio dinamico
Qui sta il suo segreto tecnico.
La vite non è una pianta di abbondanza.
È una pianta di limite.
Se ha troppo:
-
acqua → diluisce
-
vigoria → ombreggia
-
produzione → disperde
Se ha poco:
-
rallenta
-
concentra
-
seleziona
Il grande vino nasce quasi sempre da una vite leggermente in difficoltà,
mai da una vite comoda.
Per questo la viticoltura non è nutrire.
È contenere.
Non spingere.
Ma accompagnare.
La danza verticale
Così la vite vive sospesa:
sotto
le radici che leggono il buio,
sopra
i tralci che inseguono il cielo.
Una danza continua.
Ostinata.
Silenziosa.
Ed è da questa tensione che nasce tutto.
Prima dell’uomo.
Prima della cantina.
Prima del vino.
Nasce qui.
In questa creatura che non accetta di restare ferma.
Che non si accontenta della terra.
Che sogna sempre un po’ più in alto.
E forse è per questo che il vino, quando è vero,
non guarda mai verso il basso.
Ha sempre dentro
un piccolo movimento verso il cielo.
Nessun commento:
Posta un commento